1.
[Audio] I n c o p e r t i n a : " D o n A l e a r d o R o d e l l a e l a l i b e r a u n i v e r s i t à d i V e r o n a " o p e r a r e a l i z z a t a d a l l ' a r t i s t a v e r o n e s e L u i g i S c a p i n i n e l l ' o t t o b r e 2 0 0 9 , p e r l ' o c c a s i o n e d e l 5 0 ° a n n i v e r s a r i o d e l l ' i s t i t u z i o n e d e l l a " L i b e r a U n i v e r s i t à d i V e r o n a " . L u i g i S c a p i n e n e l 9 8 2 è s t a t o l ' a u t o r e d e l l ' a t t u a l e l o g o u n i v e r s i t a r i o v e r o n e s e , r i p r o d o t t o i n q u a r t a c o p e r t i n a . C i a u g u r i a m o c h e q u e s t a n u {o v a e d o r i g i n a l e f i g u r a z i o n e a.
[Audio] Copyright © 2009 Tutti i diritti sono riservati all 'autore. È vietata la riproduzione, anche parziale , di testi e fotografie. http.://dse.univr.it/rodella/ 3.
[Audio] CENTROSTUDIRODELLA LA"LIBERA" DONALEARDORODELLAELABATTAGLIAPERLA NASCITADELL'UNIVERSITÀDI VERONAdiGerardoCarcereriincollaborazionecon: LucaRodella,GianniMasottoeCorradoRegnoto 5.
[Audio] Aimieigenitori,sinceriamicididonRodella 7.
[Audio] . Mons.AleardoRodelladallasuaultimaconferenza,svoltaaS.MicheleExtrail 29-9-2003: ..."Semettiamoinsiemetutticolorochelavoravanonelleferrovie,alleofficineGaltarossa,inaltrepiccoleofficine,allanificio Tiberghien,furonomigliaiaglioperaichevenivanodaaltripaesieches'installaronoquiaSanMichele...Laloroattivitàelalorovita:lavoravanotuttoilgiorno,nonfacevanoferie,partivanolamattinaconlavaligettaperilrancioquotidianoepoilaseratornavanoacasaepassavanoun'orettainosteria,agiocareacarteeabereunbicchiere,magaridue-èvero-mainsommaeratuttoillorospasso:nonandavanoalcinemaoadiscoteche. Poi,rivelaronoduebuonequalità:sioccupavanomoltodeifiglievolevanofarlistudiare.Lorononavevanostudiato,maavevanol'ambizionecheilorofiglistudiasseroemagarisilaureassero. Eioricordochequestigiovanimieicompagni-ioerogiovanequidellaparrocchia-andaronoall'Università,mapoinonconcludevano,nonperstupiditàoaltro,maperchélefamiglienoneranoingradodimantenerliinaltrecittà,contuttelespeseannesseeconnesse. Èstatoqui,vedendoimieicompagnicheiostimavo,e-devodirlo-chepoinonhannoconclusoechesonorimastiunpo'delusioferitipertuttalavita;questigiovani,alcunideiqualisonoancoravivi,moltisonomorti...èstatoquestochemihaaccesol'idea. PoiquandosonostatoaRomaquestaideasièsostanziata,perchéavevodeimieicompagnidell'UniversitàGregorianacheavevanofattol'Universitàdi Camerino,diMacerata,diUrbino.Hodetto,ma...dico:sonopaesotti,piùomeno...enonc'èl'UniversitàaVerona? Poi,ricordavoquestimieiamicie,tornatoaVeronadallaGregoriana,hotrovatounaltrodiSanMichele,cheèvenutoaprendermiallastazione:ilprofessor Vecchiato,cheabitavavicinoacasamia.Èvenutoallastazioneemihadetto: "Senta,reverendo,bisognachefacciamol'UniversitàaVerona!". "Cihogiàpensato". Esiamopartiti.Conmoltedifficoltà...cheledifficoltàdellatramviasononiente,difronteaquelle!...equelledelsottopasso!...". 5.
[Audio] Verona 16.11.2009 o il piacere di esprimere il mio apprezzamento per questa pubblicazione, che rende omaggio alla figura di un prete veronese, Mons. Aleardo Ro-della, per anni apprezzato docente nella scuola pubblica e nel Seminario diocesano. H Un apprezzamento tanto più sentito dal fatto di sapere che si tratta di un lavoro di ricerca voluto da un gruppo di ex alunni di Monsignore, riconoscenti per il bene da lui ricevuto. Un bene fatto di cultura, prima, ma anche di paterna sollecitudine, fino a trasformarsi in frequentazione familiare, vissuta nei toni della fraterna amicizia. Questa pubblicazione, che viene a cadere nel cinquantesimo anniversario della fondazione della Libera Università di Verona ci aiuta anche a capire la passione e la generosa dedizione che Mons. Aleardo Rodella ha messo nel portare avanti questa causa, convinto che la presenza sul territorio di un Ateneo avrebbe consentito l'accesso alla cultura accademica anche ai figli della gente economicamente meno abbiente. Fa onore alla Chiesa veronese annoverare tra i propri presbiteri figure così cariche di passione cristiana e civile. Quando si ha il coraggio di rivisitare serenamente il passato, ci si rende conto con evidenza incontestabile di quale forza sia stato capace il clero veronese e il suo laicato migliore, nel contribuire alla crescita spirituale, umana e sociale della città. Una lunga scia di figure esemplari, che hanno segnato la nostra storia, rimangono ancor oggi un richiamo eloquente a non rassegnarsi dentro inutili pessimismi, stimolando invece ognuno di noi, a dare il meglio di sé per il bene di tutti. Auguro che questa pubblicazione faccia da base di partenza per gli storici per una indagine dei fatti che consenta di riconoscere il giusto merito a chi si è speso, con generosa dedizione, al bene di Verona e della sua Chiesa. + Giuseppe Zenti Vescovo 7.
[Audio] era tanta, tanta passione civile, ma anche autentico spirito cristiano, nelle parole di Monsignor Aleardo Rodella quando lamentava la fatica delle famiglie degli operai a mantenere i loro figli all'università. Lo aveva ribadito C' anche in un uno dei suoi ultimi interventi pubblici, nel 2003, un anno prima della morte, durante una conferenza svolta nel teatro di San Michele Extra: «molti miei compagni hanno lasciato, ma non per stupidità o per altro. Semplicemente perché le loro famiglie non erano in grado di mantenerli in altre città». Una condizione di disagio economico, che spesso obbligava i genitori a far interrompere percorsi di studio appena intrapresi, a frustrare speranze appena abbozzate, a decidere per sempre il destino dei poveri, non consentendo quel riscatto sociale che le qualità intellettuali avrebbero loro consentito. Monsignor Aleardo Rodella quel riscatto l'aveva vissuto in se stesso, accostandosi alla cultura accademica quale autentico assetato del sapere. I grandi pensatori, da Zamboni a Bergson, da Gilson a Mounier, insieme a tutta la scuola dei grandi umanisti francesi avevano nutrito la sua acuta intelligenza, attraversando la coscienza come una folata di vento rigenerante, creando gli spazi intellettuali e i presupposti per una cultura che non si sarebbe posta confini o limitazioni. La voglia di sapere lo spingeva dentro le biblioteche delle maggiori capitali europee, da Parigi a Bruxelles, da Tubinga a Lovanio come tappe di un assetato del conoscere, prima ancora che per la curiosità di un turista moderno. In quel suo peregrinare, durante le vacanze, lungo le mete della conoscenza, si celava l'emulo dell'esploratore. Ma forse sarebbe più corretto dire che dentro di lui viveva un animo rinascimentale. Lo si evinceva sia dal suo stile, solenne ed elegante, amante del bello e dell'eloquio forbito, ma soprattutto dalla sua capacità di intrecciare nel proprio sentire i dettami della Summa Theologica con quelli della moderna enciclopedia, facendo del cristiano, non solo un obbediente, ma un ricercatore, un uomo libero nel pensiero. Quell'uomo nuovo e indagatore di cui Cristoforo Colombo è l'icona che fa da apripista, simbolo dell'uomo in ricerca, che vuole scoprire, avanzando anche nei meandri della scienza, del pensiero razionale, dove ci si misura con se stessi, senza limitarsi ad una obbedienza remissiva. Si spiega in questa logica il suo spingersi nei confini propri di quello che oggi chiameremmo sapere laico, spaziando nelle discipline della psiche per capire, con canoni contemporanei, cosa si possa nascondere nel cuore dell'uomo, oltre le interpretazioni dei manuali di morale. La scoperta della psicanalisi, come ermeneutica del cuore, ma anche come terapia, lo avevano trovato cultore singolarmente preparato e attento. Superate le interpretazioni di un freudismo sessista e riduttivo, era approdato ad una lettura personalistica della psicologia, di ispirazione adleriana, che gli consentiva di mettere insieme umano e cristiano, in una inscindibile e reciproca armonia. 9.
[Audio] Era qui la sua Weltanschaung, la sua visione globalizzante, così come amava proporla ai nostri distratti ascolti, durante le lezioni in Seminario. Questa premessa, che coglie l'aspetto più ridondante della personalità di Monsignor Rodella, lasciando in ombra la tenerissima paternità del suo animo, ci fa da supporto per riconoscergli il dovuto merito nella fondazione della "Libera Università di Verona". Se è compito degli storici analizzare i fatti nel loro svolgersi, è dovere di tutti riconoscere il ruolo di protagonismo morale, e non solo, che ha avuto questo prete veronese nel restituire alla città il prestigio culturale che le era venuto a mancare lungo i secoli. Già dal 1339 Verona era divenuta sede di uno Studium Generale (cioè università) grazie alla Bolla Pontificia di Benedetto XII, pubblicata in Avignone. Un prestigio che andava a riconoscere il valore della città scaligera, "l'Atene d'Italia", come l'aveva chiamata il vescovo Raterio nel X secolo d.C., celebrata nel motto: «Magna Verona vale, valeas per secula semper et celebrent gentes nomen in orbe tuum.» L'idea di rimettere in piedi l'università veniva non solo da una memoria pregressa, ma soprattutto da un nuovo sentire sociale popolare, fiorito all'in-domani dell'ultima folle guerra mondiale. La volontà di ripartire, cominciando dal sapere, fu il motore propulsore che diede intuizioni e caparbia determinazione a chi si adoperò perché l'iniziativa avesse buon esito. La presente pubblicazione, che si propone come traccia di partenza per una ricerca serena e obiettiva in merito, fuori da qualsiasi presunzione egemonizzante, da una parte e dall'altra, ci porta dentro ad uno spaccato culturale in cui il mondo cattolico ha avuto un ruolo preponderante. Valga per tutti la riforma scolastica operata dal Ministro per l'Istruzione, il veronese Guido Gonella, a cavallo degli anni '50, tendente a moltiplicare i luoghi formativi, ma anche a restituire, al mondo cattolico, quel ruolo pubblico dentro al mondo accademico, che gli era stato di fatto precluso negli anni precedenti. Fu quella comune passione a contaminare Monsignor Aleardo Rodella, facendone un interprete solerte e battagliero contro le gelosie politiche regionali, quelle ideologiche locali e quelle accentratrici di uno Stato voglioso di tenere in mano dall'alto i fili del "teatro". La sua frequentazione personale con il Ministro ne fece un interprete e suggeritore appassionato e convinto. Una passione che gli diede la giusta coscienza di quanto avrebbe dovuto spingere perché il progetto raggiungesse il porto di approdo. Questa fatica a mettere in piedi la Libera Università di Verona racconta di anni intrecciati di malintesi, di sgarbati sgambetti, di malumori neppure tanto sopiti. A cinquant'anni dall'istituzione ufficiale, avvenuta nel 1959, e dato il successo che le nostre Facoltà hanno raggiunto nello scenario nazionale a partire da allora, è arrivato il tempo di restituire unicuique suum. 10.
[Audio] Fosse altro che per riconoscere la passione civile che attraversò quegli anni, prezioso suggerimento anche per l'oggi. Questo volume, che non ha pretese storiografiche, benché storicamente documentato, ha come fonte privilegiata (ma non solo questa) le memorie stesse di Monsignor Rodella. Le hanno raccolte amici ed estimatori da quel prezioso scrigno di documenti, che Monsignor Aleardo ha lasciato per tanto tempo in ombra, fedele al suo motto, mutuato dal cardinal Siri: silentium et archivium. Ora quel silenzio si rompe, proponendosi con i toni sommessi ma provocanti di un sussurro, capace di avviare indagini che diano, come si diceva sopra, a ciascuno il suo. Cominciando col consegnare, a Monsignor Rodella, la stima e la gratitudine del mondo cattolico, ma anche di tutti gli studenti che ne hanno apprezzato la preparazione e l'umanità, insieme a quella della città intera, quella città dove la fretta spesso appanna la memoria e la gratitudine che da essa dovrebbe fiorire. A Gerardo Carcereri, certosino indagatore, e a Gianni Masotto e Corrado Regnoto, che hanno collaborato con lui nella ricerca e nell'estensione di queste note, un grazie sincero per il lavoro svolto. Soprattutto per l'animo con cui l'hanno svolto, tipico di coloro che ricambiano nella gratitudine il ruolo della paternità dei formatori. Alla sorella di Monsignor Aleardo Rodella, la signora Maria Elena, che ne è stata custode fedele e. intelligente, ispirata da tenerezza materna e grande finezza umana, a Luca, il nipote medico, colmo di riconoscente ammirazione per il bene ricevuto dallo zio, il grazie più sincero da quanti hanno avuto il dono di incontrare la sapienza e l'umanità del loro caro. Un grazie da quanti hanno frequentato la Libera Università di Verona. Una università per la quale qualcuno si è battuto in maniera straordinaria, intravedendo in essa una fucina di sapere, di progresso e, perciò, di umanizzante civiltà. Mons. Bruno Fasani 11.
[Audio] INDICE Presentazione del Vescovo di Verona S.E. mons. Giuseppe Zenti ............................................... 7 Prefazione di mons. Bruno Fasani ................................................................................................9 COM'È NATA L'UNIVERSITÀ DI VERONA? ..................................................... 17 CENNI SULLO `STUDIUM GENERALE" SCALIGERO − LO SPLENDORE CULTURALE DELLA CORTE DI CANGRANDE ......................................... 19 − GUGLIELMO DA PASTRENGO E PETRARCA AD AVIGNONE, AL TEMPO DI MASTINO II DELLA SCALA ............................................................................. 21 - LA BOLLA ISTITUTIVA DELLO "STUDIUM GENERALE" DI VERONA ................................. 24 - LO STUDIUM DOMENICANO DI SAN PIETRO MARTIRE (S. ANASTASIA) ........................ 27 - UN RITRATTO DI DANTE IN S. ANASTASIA? LA SUA PRESENZA NELLO STUDIUM DOMENICANO DI VERONA ................................... 28 - LO STUDIUM FRANCESCANO DI SAN FERMO ........................................................................ 30 - L'ICONOGRAFIA RATERIANA DI VERONA (SEC. X) ED IL LOGO DELL'UNIVERSITÀ VERONESE (DAL 1982) ...................................................... 34 INTRODUZIONE - IL VIAGGIO PIO LUNGO ............................................................................................................... 37 - LA DOCUMENTAZIONE SULLA FONDAZIONE UNIVERSITARIA VERONESE .................. 39 - MONS. A. RODELLA IMPORTANTE PROTAGONISTA DELLA «BATTAGLIA PER L'UNIVERSITÀ DI VERONA" .............................................................................................. 43 - DON RODELLA: LA CULTURA, I GIOVANI E LA CROCE ....................................................... 46 (I) PARTE PRIMA: LA VICENDA UNIVERSITARIA VERONESE - DON ALEARDO RODELLA ED IL PROBLEMA UNIVERSITARIO VERONESE .................... 49 Biografia giovanile diAleardo Rodella (cenni) ................................................................................ 49 Don Rodella ed il problema dell'Università a Verona (dal 1942 al 1952) ........................................ 56 − LA RIFORMA SCOLASTICA DEL MINISTRO GONELLA (1946-1951) .................................. 66 - IL PROF. LANFRANCO VECCHIATO E LA "SCUOLA DI SCIENZE STORICHE L.A. MURATORI" (DAL 1951) ....................................................................................................... 77 - DON ALEARDO RODELLA E LA "SCUOLA DI SERVIZIO SOCIALE" (DAL 1953) ................ 94 Ulteriore sviluppo della Scuola di Servizio Sociale ....................................................................... 109 − LA PROSPETTIVA EUROPEA DEI MURATORIANI - I "CORSI ESTIVI» DI GARDA (DAL 1954) E L'INCONTRO DI SAN VIGILIO" (1955) ......... 113 Altre notizie sulle edizioni dei "Corsi estivi" muratoriani ............................................................. 122 - L'INCONTRO DI SAN VIGILI() TRA L'ARCIVESCOVO MONS. URBANI E LE AUTORITÀ CIVICHE DI VERONA (1955) .................................................................................................... 125 - IL 1956: ANNO DI STALLO PER LA MURATORI .................................................................... 131 - DON RODELLA PUNTA SU "ECONOMIA" (1957) (SCELTA SUGGERITA DAL PROF. PONTIERI) ...................................................................... 137 12.
[Audio] - LA CIRCOLARE MORO; LEGISLAZIONE E STRATEGIA DELL'INIZIATIVA UNIVERSITARIA; DON RODELLA DIRETTORE DELLA «SCUOLA DI COMMERCIO ESTERO" (1957) La "circolare Moro" ....................................................................................................................... 144 Legislazione e strategia dell'iniziativa universitaria ...................................................................... 147 Don Rodella direttore della Scuola di Commercio Estero ............................................................. 150 - IL RICONOSCIMENTO DELL'ISTITUTO MURATORI; IL CARDINAL SIRI, DON RODELLA E L'ALLEANZA CON L'UNIVERSITÀ DI PADOVA (1958) ....................... 153 Don Rodella, il card. Siri e la preparazione dell'alleanza con Padova ........................................... 156 - DON RODELLA E L'U.C.I.D.: SUA CONCEZIONE DELL'ECONOMIA .................................. 159 - LA FASE OPERATIVA PER LA "FACOLTÀ DI ECONOMIA": LA SEDE, IL RETTORE (VERNA) ED IL SOSTEGNO POLITICO DELL'ON. GONELLA (1958) .......... 161 Persiste il divieto di Moro e Fanfani contro nuove università ........................................................ 161 L'indagine statistica ....................................................................................................................... 162 La sede: palazzo Giuliari ............................................................................................................... 163 La nomina del rettore e la chiamata dei docenti ............................................................................ 165 Lo scontro politico Fanfani-Gonella .............................................................................................. 167 L'autunno del 1958 ........................................................................................................................ 170 L'on. Gonella, don Rodella e la prima tappa dell'alleanza con l'Università di Padova .................. 173 Sensibilizzazione dei veronesi al problema universitario .............................................................. 174 - IL CONSORZIO UNIVERSITARIO (1959) ................................................................................. 179 - CONTRASTO POLITICO (AREA FANFANI) SULL'INCARICO A VERNA; APPROVAZIONE DELLO STATUTO ED AVVIO DELLA "LIBERA" (1959) ........................ 199 - LA «LIBERA" ATTENDE INVANO PER UN TRIENNIO IL RICONOSCIMENTO STATALE (FINO AL 1962) ................................................................ 219 La "Scuola e il Centro di orientamento" ........................................................................................ 228 - LA "LIBERA" VIENE A DIPENDERE DALL'UNIVERSITÀ DI PADOVA: SUO RICONOSCIMENTO STATALE (1963) ............................................................................ 234 - LO SVILUPPO UNIVERSITARIO VERONESE NEL VENTENNIO DELLA DIPENDENZA DA PADOVA (DAL 1963 AL 1982) .................................................... 241 - L'UNIVERSITÀ DI VERONA AUTONOMA E RICONOSCIUTA DALLO STATO - IL 25° ANNIVERSARIO (1984) - LE NUOVE FACOLTÀ E FINALMENTE INGEGNERIA 251 Il 25° anniversario della fondazione universitaria veronese ........................................................... 253 Istituzione di nuove facoltà universitarie a Verona ........................................................................ 270 (II) PARTE SECONDA: PROTAGONISTI DELLA FONDAZIONE DELLA "LIBERA UNIVERSITÀ" DI VERONA - PREMESSA: LA BATTAGLIA PER L'UNIVERSITÀ DI VERONA FU UNA BATTAGLIA CATTOLICA ......................................................................................... 283 - ON. GUIDO GONELLA: GRANDE ISPIRATORE E PROMOTORE .......................................... 286 Biografia giovanile e docenza universitaria ................................................................................... 287 Fedele seguace di Pio XII .............................................................................................................. 293 Gonella a Verona, nel dopoguerra ................................................................................................. 295 L'anti-Gramsci ............................................................................................................................... 299 Ruolo di Gonella nella fondazione dell'Università di Verona (sunto) ........................................... 301 Gonella avversario del centro-sinistra ........................................................................................... 304 PRECURSORI 13.
[Audio] - MONS. PIETRO ALBRIGI ........................................................................................................... 307 - MONS. GIUSEPPE TOSI .............................................................................................................. 309 FONDATORI - DON ALEARDO RODELLA ........................................................................................................ 311 L'evoluzione intellettuale da Zamboni a Bergson: dalla gnoseologia alla metafisica .................. 311 La politica del centro-sinistra ........................................................................................................ 323 La crisi post-conciliare ................................................................................................................. 324 Mons. Rodella e la psicologia ...................................................................................................... 326 Ulteriori studi filosofici ed ultimi anni ......................................................................................... 330 DI MONS. RODELLA HANNO DETTO - DON RODELLA E I PRIMI STUDENTI UNIVERSITARI .......................................................... 332 - «DON RODELLA, UN MITO VA IN PENSIONE" di Giuseppe Anti ......................................... 334 - AMICO DI CHI CREA dell'artista Luigi Scapini .......................................................................... 336 - AMICO DI CHI IMPRENDE dell'imprenditore Carlo Veronesi .................................................... 337 − LANFRANCO VECCHIATO ..................................................................................................... 339 - LIVIO ANTONIOLI, REMO BITTASI E PIERLUIGI LAITA .................................................... 343 - PIETRO VACCARI ........................................................................................................................ 345 - DON PIETRO ROSSETTI .............................................................................................................. 346 AUTORITA CIVILI E RELIGIOSE DI VERONA ................................................................................ - SEN. GIOVANNI UBERTI ........................................................................................................... 347 - AVV. LUIGI BUFFATTI ............................................................................................................... 350 - ING. GIULIO CESARE TOSADORI ............................................................................................ 352 - ARCIV. GIOVANNI URBANI ..................................................................................................... 354 - DOTT. GIORGIO ZANOTTO ....................................................................................................... 356 - AVV. RENATO GOZZI ................................................................................................................ 359 - DOTT. CARLO DELAINI ............................................................................................................. 361 - ING. ANGELO TOMELLERI ........................................................................................................ 362 − ALTRI POLITICI VERONESI ................................................................................................... 363 L'"U.C.I.D." (UNIONE CRISTIANA DEGLI IMPRENDITORI E DIRIGENTI)............................ 364 BENEFATTORI - CONTESSA ELENA GIULIARI E PIERCAMILLO TUSINI ....................................................... 368 GRANDI AMICI NON VERONESI − PROF. ERNESTO PONTIERI .................................................................................................... 370 − CARDINALE GIUSEPPE SIRI ......................................................................................................... 374 L'amicizia di don Rodella col card. Siri ed il ruolo di Siri nell'istituzione dell'Università di Verona 376 - PROF. ING. GUIDO FERRO ........................................................................................................ 379 IL RETTORE DELLA "LIBERA": PROF. ATTILIO VERNA ....................................................... 381 I PRIMI DOCENTI UNIVERSITARI .............................................................................................. 384 14.
[Audio] GLI STUDENTI DELLA "LIBERA» (I "LIBRETTI BLU") ............................................................ 387 DOPO LA FINE DELLA "LIBERA" ……………………………………………………………….. 389 - PROF. GINO BARBIERI: IL PRESIDE DI ECONOMIA STATALIZZATA E DIPENDENTE DA PADOVA .......................................................................................................................................... 389 - ING. PAOLO BIASI ....................................................................................................................... 390 - RIASSUNTO ................................................................................................................................. 393 - CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE ............................................................................................ 401 - BIBLIOGRAFIA ............................................................................................................................ 407 - BIBLIOGRAFIA ICONOGRAFICA .............................................................................................. 409 - RINGRAZIAMENTI ..................................................................................................................... 411 - UNA PAGINA DI L. EINAUDI SULLE NUOVE LIBERE UNIVERSITA ................................ 413 ELENCO DEI «DOCUMENTI DELL'ARCHIVIO RODELLA" ("RODO») RIPRODOTTI IN QUESTO VOLUME 1) Rodo, 7-1-'56 ........................... 107 13) Rodo, 24-6-'59 ....................... 206 2) Rodo, 4 - 12 -'54 ...................... 119 14) Rodo, 3-8-'59 ......................... 211 3) Rodo, 18-12-'63 ........................ 152 15) Rodo, 18-8-'59 ....................... 212 4) Rodo, 19-4-'58 ......................... 155 16) Rodo, 11-11-'59 ..................... 216 5) Rodo, 31-5-'58 ......................... 155 17) Rodo, 22-9-'60 ....................... 223 6) Rodo, 14-11-'58 ....................... 175 18) Rodo, 18-6-'61 ....................... 229 7) Rodo, 20-11-'58 ........................ 176 19) Rodo, 26-6-'64 ........................... 242 8) Rodo, 5-12-'58 ......................... 178 20) Rodo, 15-5-'64 ....................... 243 9) Rodo, 10-1-'59 .......................... 182 21) Rodo, 27-12-'77 ..................... 250 10) Rodo, 3-2-'59 ......................... 195 22) Rodo, 20-10-'84 ...................... 258 11) Rodo, 3-2-'59 . . . ....... 198 23) Rodo, 22-10-'84 ...................... 262 12) Rodo, 13-2-'59 ....................... 202 24) Rodo, ottobre '84 .................... 265 15.
[Audio] ABBREVIAZIONI AMgo = Ambrosetti Giovanni: "Gonella nell'università", Accademia Catulliana, Verona 1983. BO = Bozzini Federico: "Destini incrociati nel novecento veronese", ed. Lavoro, 1997 (spec. pp. 156-158). BOR = Borelli Giorgio: "Profilo della facoltà" (discorso per la celebrazione del 40° anniversario della facoltà di Economia dell'Università di Verona, il 30-112001). BU = Buffatti Luigi: "Come nacque l'idea dell'Università di Verona", in "Quaderni della Provincia", 1969, n. 26 pp. 7-12). CM = "Corriere del Mattino", quotidiano cattolico diretto da Piero Gonella. DBV = "Dizionario biografico dei veronesi-secolo XX", a cura di G.F. Viviani, Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona, ed. Fondazione Cassa di Risparmio di VR, VI, BL e AN, Verona 2006. GOpi = Gonella Guido: "Cinque anni al ministero della Pubblica istruzione", voli. I-II-III, GO 2007 = "Guido Gonella tra Governo, Parlamento e Partito", A.a. vari - Istituto L. Sturzo - 2 voli., ed. Rubettino, 2007. LA = "L'Arena", quotidiano di Verona. N.H. = "Nova historia" (dal '51 organo della Scuola Muratori). N.d.R. = Nota di Redazione. RM = Registro delle messe officiate da don A. Rodella dal 1950 al 1968 ROdo = Rodella Aleardo, documenti in suo possesso ("archivio Rodella") RoCI = conferenza di don Rodella su: "La storia di S. Michele Extra: dal monastero benedettino alla parrocchia operaia" (S. Michele, 29-92003) registrata su DVD dal sig. Franco Composta. RoC2 = conferenza: "Gratitudine a mons. Rodella" (S. Michele, 9-2004) registrata su DVD dal sig. Franco Composta. ROve = Rodella Aleardo, comunicazioni verbali. Veca = Vecchìato Lanfranco: "I cattolici e l'università di Verona", ed. Novae Histo-riae, 1997. VEF2006 = Vecchiato Francesco: "Tra guerra e guerra fredda. La rinascita di Verona dalle macerie del conflitto mondiale (1945-1959)", in "Verona la guerra e la ricostruzione", a cura di Maristella Vecchiato, Rotary club Verona Nord, 2006-2007. VEF2007 = Vecchiato Francesco: "Guido Gonella, dalla Scuola superiore di scienze storiche "Ludovico Antonio Muratori" all'Università di Verona", in "Guido Go-nella tra Governo, Parlamento e Partito", Aa. vari - Istituto L. Sturzo - ed. Rubettino, 2007, tomo II, p. 409-430. VEF2008 = Vecchiato Francesco: "L'Università a Verona. Un'attesa durata seicento anni (1339-1959)'; in "25 anni per Verona"Aa. vari - Università degli studi di Verona - Grafiche Fiorini, Verona, marzo 2008. Vein = Vecchiato Lanfranco, Introduzione agli "Indici di N.H.". VF = "Verona Fedele", settimanale diocesano. 16.
[Audio] COME È NATA L'UNIVERSITÀ DI VERONA? opinione diffusa che l'Università sia stata istituita a Verona solo in epoca assai recente e ciò viene considerato come segno di un suo minor prestigio. Viene così misconosciuto il fatto che a Verona uno "Studium generale" (Università medievale) era già stato fondato nel 1339, in piena epoca scaligera. La sua istituzione comunque aveva tardato a Verona di oltre un secolo rispetto a città vicine, quali Bologna (fine XII secolo) o Padova (1222), a causa della sua dominazione ghibellina, da parte di Ezzelino prima e degli Scaligeri poi. Dato il timore del Papato che in un contesto ad esso ostile, l'Università potesse favorire la diffusione di eresie, lo "Studium generale" non venne concesso alla nostra città durante la signoria dello scomunicato Cangrande della Scala, nonostante gli stupendi fasti della sua preumanistica corte, bensì solo dopo la svolta filopapale di Mastino II, avvenuta per l'appunto nel 1339. La soppressione dello "Studium generale" di Verona, attuata nel XV secolo dai Visconti, o più probabilmente dai dogi veneziani - con l'intento di accentrare nella sola sede di Padova gli studi universitari della Serenissima - dopo la parentesi della dominazione imperiale su Verona (1509-1516) venne accompagnata da una vera "damnatio memoriae" tanto nei riguardi della Signorìa scaligera, quanto nei confronti della sua Università. Tre secoli più tardi, inasprendo i controlli sullo stesso ateneo patavino, il dominio asburgico fu ben lontano dall'idea di concedere nuovamente una sede universitaria a Verona, centro peraltro di primaria importanza nel LombardoVeneto sotto il profilo strategico-militare. Così, dopo l'ultrasecolare sonno del periodo veneziano e le servitù di quello asburgico, il provincialismo culturale della nostra città sarebbe proseguito ben oltre la costituzione del Regno d'Italia, e cioè fin almeno alla conclusione del ventennio fascista. Solo nei primi anni del secondo dopoguerra, risorsero l'idea ed il proposito di riavere l'Università a Verona (si veda come il logo della "Libera Università di Verona" si richiamasse all'antico "Studium generale" di età scaligera). Nell'ultimo dopoguerra l'istituzione universitaria veronese non avvenne però, come si potrebbe immaginare, per una benevola o automatica concessione da parte del nuovo Stato repubblicano. Si trattò invece di una lunga e dura conquista, ottenuta solo grazie agli sforzi tenaci ed intelligenti di un ristretto numero di personalità veronesi. Si dovette lottare a livello regionale (contro gelosie accademiche e visioni accentratrici) a livello cittadino (contro personalismi e contro le opposizioni delle sinistre e dei liberali) e a livello nazionale (contro la visione dirigista e statalista dei ministri della Pubblica Istruzione subentrati a Gonella). La lunga battaglia universitaria veronese agì poi da rompighiacci nella stagnan- 17.
[Audio] te politica universitaria italiana e, nei primi anni '80, permise l'inaugurazione del nuovo corso del decentramento universitario (concesso allora in modo perfino eccessivo). Scopo della presente pubblicazione è quello di documentare e di descrivere come tra i protagonisti della fondazione dell'Università veronese vada annoverata in primis la figura di don Aleardo Rodella. Tra le principali motivazioni della sua azione vi fu non solo il desiderio di ricondurre Verona al ruolo di centro culturale di prima grandezza - qual'essa era stata per molti secoli della sua storia - ma anche l'intento di attuare un'opera di giustizia sociale. Con l'arrivo a Verona dell'Università infatti, a moltissimi giovani veronesi che non potevano frequentare le sedi universitarie, situate allora lontano dalla nostra città, fu consentito in tal modo di laurearsi. 18.
[Audio] CENNI SULLO "STUDIUM GENERALE" SCALIGERO LO SPLENDORE CULTURALE DELLA CORTE DI CANGRANDE 19.
[Audio] Alle Arche, il Cangrande a cavallo va guardato in una notte limpida e senza luna: colto dal basso contro la volta stellata, il cavaliere scaligero rivive sulla cima d'una tronca piramide, sul piòlo più elevato d'una scala che sale al cielo. Con le ali del suo cimiero, egli pare un'aquila che domina spazi siderali. Dallo svolazzare dell'equina bardatura, ecco l'imminente balzo dell'ippogrifo imperiale a condurlo nel paradiso dantesco, qual stella tra stelle immortali: "puro e disposto a salire a le stelle..." (Purg. XXXIII, v. 145)... "colui che impresso fue, nascendo, sì da questa stella forte" (Marte; N.d.R.) (Par. XVII, v. 76). Sul "gisant" dell'arca di Cangrande, sta inciso "latine" il seguente epitaffio composto dal grammatico Rinaldo Cavalchini da Villafranca (autore anche di quello ravennate a Dante): "L'intera Marca chei sottomise con aspra guerra ("marte") di Cangrande può dir le grandi imprese. Se più lungo la Parca avesse intrecciato il fil de la sua vita, oltre le stelle la scaligera stirpe ei' avrebbe innalzato..." Le "magnificenze" (Par. XVII, v. 85) di Cangrande non furono solo quelle legate alle imprese del suo genio militare, ma anche quelle dello splendore culturale della sua corte. Esse vennero ad affiancar la fama delle numerose "scholae" di teologia, di diritto canonico e civile e di arti liberali esistenti da tempo nella nostra città e regolamentate fin dal "Liber iuris civilis urbis Veronae" del 1228 e dagli Statuti al-bertini del 1276'. Nella sfarzosissima "curtis magna" di Cangrande, l'astro eccelso dell'amico Dante Alighieri brillava in un firmamento di altre luminose intelligenze: Rinaldo Cavalchino da Villafranca, Emanuel Giudeo, Benzo Alessandrino da Verona, Fer-reto dei Ferreti, Fazio degli Uberti, Guglielmo da Pastrengo, Giovanni Mansionario dei Matoci, Gidino da Sommacampagna, ecc.. Solo la scomunica comminata agli Scaligeri dal pontefice avignonese Giovanni XXII potè impedire la nascita a Verona dell'Università ("Studium generale") fin dall'epoca di Cangrande! Essa fu concessa nel 1339 dal papa avignonese Benedetto XII al successore di Cangrande della Scala, Mastino II. Vedasi: "Istituzioni scolastiche pubbliche" di Gian Paolo Marchi, in "Gli Scaligeri", Comune di Verona, Mondadori ed., Verona 1988, p. 515. 20.
[Audio] GUGLIELMO DA PASTRENGO E PETRARCA AD AVIGNONE, AL TEMPO DI MASTINO II DELLA SCALA Principale promotore dell'istituzione dello "Stu-dium generale" scaligero fu Guglielmo da Pastrengo, feudatario e fratello del priore del convento domenicano di S. Anastasia (che è raffigurato nel bassorilievo del portale di tale chiesa: vedasi qui sopra a sinistra). Egli fu un importante notabile della corte di Mastino II della Scala (vedasi qui a sinistra il suo monumento equestre). Appassionato cultore di lettere, Guglielmo da Pastrengo ospitò molte volte il Petrarca (foto qui sopra a destra) nella propria abitazione, situata giusto alla metà del lungo retti- 21.
[Audio] lineo che dai palazzi scaligeri porta al duomo, nell'attuale via Augusto Verità, 2 (si vedano le due foto in alto nella pagina precedente). Subito dopo la cocente sconfitta inflitta a Mastino II dalla lega venetofiorentina (nel gennaio del 1339), grazie ad una missione ad Avignone di Guglielmo da Pa-strengo, e probabilmente grazie anche alla mediazione del Petrarca, Verona ottenne dal pontefice il beneficio dell'Università. Il cistercense papa Benedetto XII intese in tal modo premiare la svolta filopapale di Mastino II (la politica ghibellina degli Scaligeri aveva finora alienato il privilegio universitario tanto a Verona, quanto a Vicenza) ed insieme punire invece la città e l'Università di Bologna, che recentemente si erano ribellate al potere pontificio'? 2 Si veda in: "Les Papes d'Avignon - 1305/1378", di G. Mollat, Letouzey & Ané ed., Paris 1949. 3 Per la storia della fondazione dell'Università veronese in età scaligera si veda ad es.: Scipione Maffei: Prefazione, in "Verona Illustrata", vol. III, parte II, Milano, Società Tipografica dei Classici Italiani, 1825, p. 17-19; Giorgio Bolognini: "L'Università di Verona e gli statuti del secolo XIII", Verona, Tip. Franchini 1896; Antonio Avena: "Guglielmo da Pastrengo e gli inizi dell'Umanesimo in Verona", Verona, Tip. Franchini 1907; Lanfranco Vecchiato: "La nomina del Vescovo Matteo de Ribaldis e i privilegi universitari a Verona", in "Nova historia" maggio-agosto 1955, p. 55; Gino Barbieri: "Ritornano gli studi universitari", in "Quaderni della Provincia", Verona 1966, n. 1, p. 11; Francesco Vecchiato: "L'Università a Verona. Un'attesa durata seicento anni 1339-1959", in "25 anni per Verona 1982-2007", ed. Fiorini, Verona 2008, p. 26. 22.
[Audio] Benedetto XII, autore della bolla istitutiva dello "Studium generale" scaligero (opera del 1341 di Paolo da Siena, è nell'ultima sala delle «Grotte Vaticane"). 23.
[Audio] LA BOLLA ISTITUTIVA DELLO "STUDIUM GENERALE" DI VERONA "Copyright" © Archivio Segreto Vaticano, da "Reg. Aven. 53, f. 301v" ("lettere di Curia"). 24.
[Audio] Nella pagina precedente è riportato, in "Copyright" © Archivio Segreto Vaticano (inviatoci in JPG, con Fatt. 28564/F del 24-5-2008, su ord. 1125 del 20-5-08) il testo originale (ed inedito?) della Bolla con la quale Benedetto XII in Avignone il 22 settembre 1339 istituiva lo "Studium generale" (Università) a Verona. In corrispondenza dell'ultima parola della bolla - "Dominico" - s'intravede appena l'impronta circolare del sigillo. Sul margine sinistro del testo si possono notare delle correzioni grafiche originali. Questo testo è conservato nell'Archivio Segreto Vaticano, tra le "lettere di Curia", nei "Registra Avenionensia", in Reg. Aven. 53, f. 301v4. La prima parte del testo - e cioè le prime otto righe ("dum solicite") - hanno il valore di preambolo. "Il testo della Bolla di Benedetto XII comporta una prima parte, nella quale si considera quanto sia prezioso il dono della sapienza e quanto sia desiderabile e glorioso il suo possesso, per il quale sono disperse le tenebre dell'ignoranza e gli uomini possono disporre e ordinare la loro vita nella luce della verità. Sulla base di questa premessa viene sottolineato il desiderio, che ovunque siano incrementati gli studi delle lettere - `litterarum studia' - nei quali risplende la 'perla' della conoscenza, e più favorevolmente rinvigoriscano specialmente in quei luoghi che si riconoscono `idonei' e 'adatti' a moltiplicare i semi e a produrre i germi salutari del sapere'''. Le successive nove righe ( "Cum igitur") rappresentano invece la parte istitutiva vera e propria. Eccone il testo in latino: "Cum igitur civitas veronensis, propter ipsius commoditates et conditiones quam plurimas, apta non modicum generali studio censeatur, Nos, profectibus publicis multipliciter expedire credentes ut in civitate predicta cultores sapientie inserantur, fructum uberem - largiente Domino - in tempore producturi, apostolica auctoritate concedimus et tenore presentium indulgemus ut in civitate prefata sit deinceps in iure videlicet canonico et civili et in medicina et artibus perpetuum studium generale, in quo magistri doceant et scolares libere studeant et audiant in facultatibus prelibatis, et in eisdem facultatibus magisterii titulo valeant idonei decorari"6. 4 Vedasi Bruno Nardi: "Saggi sulla cultura veneta del quattro e cinquecento", ed. Antenore, Padova 1971, p. 49, nota 2). Si ringrazia il Direttore dell'Archivio Segreto Vaticano S.E. mons. Sergio Pagano ed il segretario mons. Marco Grilli per averci fornito, in data 25-52008, la copia in Jpeg di tale importante documento. 5 Cit. da VEF, 2008, p. 26. 6 Cit. da VEF, 2008, p. 26. 25.
[Audio] Nell'ultimo periodo figura la data di emissione della bolla, in Avignone: "Avinione X kl. ("decimo kalendas") Octobris anno quinto": 22 settembre 13397. Prima della riproduzione di questa bolla è stata riportata l'effigie del suo autore, il pontefice Benedetto XII — opera di Paolo da Siena (1341) — allocata oggi nell'ultima sala delle "Grotte Vaticane" (ve ne è una copia anche ad Avignone, nella cattedrale di Notre-Dame des Deéms, sul sepolcro di tale pontefice). Nella parte antica ("Palazzo vecchio") del "Palais de Papes" di Avignone (fatta edificare dallo stesso Benedetto XII) e probabilmente nella "sala di Benedetto XII" (che si vede nella fig. sotto a destra, accanto al chiostro del Palazzo vecchio) il 22 settembre 1339 venne stilata e promulgata la bolla istitutiva dell'antica Università veronese. 7.Vedasi Bruno Nardi: "La scuola di Rialto e l'umanesimo veneziano", Firenze, Sansoni, 1963, pp. 96-97; riportato poi in: "Saggi sulla cultura veneta del quattro e cinquecento", ed. Ante-nore, Padova 1971, p. 49, nota 2. 26.
[Audio] LO STUDIUM DOMENICANO DI S. PIETRO MARTIRE (S. ANASTASIA) Monumento a Bavarino De Crescenzi (1346) sulla facciata della chiesa di "S. Gior-géto", annessa all'ex convento domenicano di S. Pietro martire (S. Anastasia). Egli era magister nello "Studium generale veronensis", istituito nel 1339, all'epoca di Mastino II (in alto a sinistra il monumento equestre di Mastino). Una delle sedi dell'"Università" scaligera doveva essere evidentemente nel convento di S. Anastasia. L'autore veronese di tale monumento è allievo di Roso da Parma, artefice del pregevole sepolcro bolognese di Pietro Cerniti (1338) qui sotto riprodotto in piccolo formato (da "I monumenti dei dottori e la scultura a Bologna (1267-1348)" di Renzo Grandi, Comune di Bologna, 1982, p. 79 e 239). 27.
[Audio] UN RITRATTO DI DANTE IN S. ANASTASIA? LA SUA PRESENZA NELLO STUDIUM DOMENICANO DI VERONA All'interno della chiesa di S. Anastasia - già chiesa domenicana di S. Pietro martire - alla base dell'architrave sinistro del presbiterio, un affresco databile alla prima metà del '300 ritrae la figura di un dignitario in preghiera, ai piedi di S. Pietro martire (riconoscibile dalla spalla destra macchiata di sangue e dalle tre corolle fiorite sulla palma martyrii - la sua triplice corona di gloria - come nel Trittico di S. Pietro martire del Beato Angelico e del suo Graduale 558 ora al Museo di S. Marco a Firenze). Non sappiamo resistere alla suggestione e alla tentazione di raffrontare la figura di questo dignitario al giottesco ritratto di Dante al Bargello (1332-37 circa a destra nell'immagine sottostante). 28.
[Audio] Ricordiamo che a Firenze il giovane Dante aveva frequentato lo "Studium generale" del convento domenicano di S. Maria Novella (dove S. Pietro martire aveva predicato ed insegnato) e fu poi in stretto contatto con i "domini-cani", proprio a motivo della loro lotta alle eresie (si può dunque dare come scontata la sua devozione a S. Pietro da Verona, il "martello degli eretici"). Durante la sua permanenza a Verona dal 1312 al 1319 circa, il sommo vate abitò proprio di fronte al convento domenicano e alla chiesa - allora in costruzione - di San Pietro martire in Santa Anastasia, e cioè nel palazzo Bevilacqua. Qui probabilmente Dante scrisse il "De Monarchia", che gli attirò accuse di eresia e ad esse egli potè replicare nella sua "Commedia", ove egli condannava i personaggi che lo accusavano come eretici o simoniaci. Il culto a Dante in Verona ebbe immediata diffusione, subito dopo la morte del sommo vate (come già in vita egli vi aveva goduto di un'affettuosa popolarità) a differenza di quanto avvenne in altre città, prima fra tutte la stessa Firenze. Si ricorda anche che Pietro Alighieri - figlio di Dante - sposerà una Salerni, la cui famiglia farà edificare la cappella adiacente all'affresco in questione. Altri discendenti di Dante inoltre troveranno sepoltura nel primo chiostro di S. Anastasia8. La presenza di Dante presso il convento di S. Anastasia confermerebbe l'importanza dello studium domenicano veronese, ancor prima che esso acquisisse i crismi curiali dello "Studium generale".9 8 Vedasi "Dante e gli Alighieri a Verona" di Emanuele Carli, stamperia Zendrini, Verona 1965. 9 A tal proposito, perché accontentarsi a Verona di una "casa di Giulietta" — ove riudire: "Ne li occhi porta la mia donna Amore" o altri danteschi sonetti — e non fare anche una "Casa di Dante", magari in palazzo Bevilacqua? E perché non realizzarvi un itinerario turistico dei "luoghi danteschi", che sia "ricostruttivo" alla maniera dell'Avena? Ad es.: la sua prima abitazione presso i Bevilacqua in S. Michele alla Porta e poi forse nella torre di Alberto I; la "corona" absidale di S. Fermo costruita negli stessi anni ( 1316-1320 circa) in cui Cangrande veniva incoronato viceimperatore e Dante componeva il "De Monarchia"; il sepolcro dell'abate di S. Zeno; la casa d'angolo di piazza Erbe da cui Dante potè assistere al palio verde e dalla quale il figlio Pietro avrebbe poi letto al pubblico la Commedia; la chiesetta di S. Elena e la "quaestio" col Pelacani; le case Alighieri di Sottoriva ed il transetto di S. Anastasia (S. Pietro martire) col presunto ritratto di Dante? 29.
[Audio] LO STUDIUM FRANCESCANO DI SAN FERMO Monumento al magister Omobono, nel primo chiostro di San Fermo (secondo quarto del XIV secolo). L'epoca di questo cenotafio corrisponde a quella iniziale dello "Studium generale veronensis". Altra sede dell'"Università" scaligera all'epoca di Mastino II doveva dunque essere il convento francescano di S. Fermo. 30.
[Audio] Sempre nel chiostro più antico di S. Fermo vi è il più bel monumento sepolcrale veronese di magister: è quello di Antonio Pelacani (1327) e della moglie Mabilia dei marchesi Pallavicini. Attribuito a Rigino di Enrico, esso risale al decennio precedente l'istituzione dello Studium generale veronese e testimonia dunque lo splendore culturale della corte preumanistica e delle "scholae"veronesi al tempo di Can-grande della Scala (1312-1329). Di origine parmense, Antonio qui vien celebrato come filosofo non inferiore ad Aristotele e come clinico non da meno d'Ippocrate. Sui libri spalancati degli allievi sta inciso l'incipit degli "Aforismi" di Ippocrate: "vita brevis, ars longa, tempus arctum, experimentum fallax, judicium difficilem 10 Vedasi: «Un ricordo di Antonio Pelacani" di Antonio Bonuzzi, in "Verona medica" dic. 2008, p. 30). Le ultime quattro immagini sono tratte da: "I Santi Fermo e Rustico: un culto ed una chiesa a Verona", a cura di Paolo Golinelli e Caterina Gemma Brenzoni, parrocchia di San Fermo, Motta Ed., Milano, 2004. Foto n. 176, 177,.182, 186. 31.
[Audio] In alto a sinistra: il monumento al medico Aventino Fracastoro ( 1385 circa) sulla facciata della chiesa di S. Fermo. Medico di Can-grande II ed avo del più celebre Girolamo, fu anch'egli docente di arti liberali nell'"Università" scaligera. In basso e a destra il monumento del celebre giurista Barnaba da Morano (Modena), raffigurato nel saio francescano, con il capo posato su di un volume probabilmente di diritto. Questo monumento, già nella parete di controfacciata della chiesa di S. Fermo, ora è nella cappella di S. Bernardo della stessa chiesa. Esso risale al 1411 e suggerisce una prosecuzione dell'attività accademica a Verona, anche dopo l'avvento dei Visconti e nel primo periodo della dominazione veneziana. I monumenti sepolcrali dei dottori dell'antico "Studium generale" veronese giacciono oggi in condizioni di trascuratezza: abbisognano di restauri, di protezione e di valorizzazione. A Bologna essi sono raccolti in un apposita sezione del Museo Civico Medievale. 32.
[Audio] Logo della "Libera Università di Verona" (1959-1963). Esso riproduce stilizzato il monumento sepolcrale di Bavarino De Crescenzi (1346), magister di arti liberali dell'Università veronese di età medievale. Questo cenotafio - visibile sulla facciata della "chiesa di S. Giorgéto (S. Pietro martire) già sede dello "Studium generale" scaligero, fondato nel 1339 - è diventato anche il logo del Consorzio Universitario veronese. Logo dell'Università di Verona, autonoma e riconosciuta dallo Stato (dal 1982). Esso riproduce stilizzata l'iconografia rateriana di Verona (anno 924). Il vescovo Raterio aveva definito Verona "l'Atene d'Italia". (L'autore dell'attuale logo universitario è l'artista veronese Luigi Scapini, ex-allievo di don Rodella. Egli lo realizzò nel 1982, su indicazione del soggetto da parte del prof. Barbieri). 33.
[Audio] L'ICONOGRAFIA RATERIANA DI VERONA (SEC. X) ED IL LOGO DELL'UNIVERSITÀ VERONESE (DAL 1982) Si tratta della più antica rappresentazione della città di Verona, disegnata e dipinta su pergamena nel 924 su ordine di Raterio, arcivescovo di Verona a quell'epoca. Essendo la più antica mappa della città di Verona, "Atene d'Italia" (secondo la definizione dello stesso vescovo Raterio, che aveva contribuito allora al suo sviluppo culturale) l'iconografia rateriana è stata scelta come logo dell'Università di Verona a partire dal 1982, e cioè dal primo anno accademico, dopo la sua definitiva autonomizzazione dall'ateneo di Padova. Essa simboleggia l'antichità delle tradizioni culturali cittadine, risalenti ad epoche ben anteriori alla fondazione dei più famosi atenei di Bologna (1180 circa) e di Padova (1222). 34.
[Audio] Raterio, di origine belga, uomo "dotato di ingegno straordinario, fornito di vasta cultura letteraria e scientifica... aveva dato forte impulso all'istruzione del clero coll'aumentare il numero dei maestri nella schola sacerdotum". Egli aveva definito Verona "quondam platonica Athenis"'' , per l'eccelso livello degli studi di letteratura e di filosofia platonica che in essa si tenevano. In accordo con l'imperatore Ottone I, aveva anche dato il via alla ricostruzione della basilica di San Zeno. Dopo molte vicissitudini, in seguito a contrasti con il conte di Nannone, messo imperiale, nel 968 dovette ritirarsi in Belgio, presso l'abbazia di Lobbes. Egli portò allora con sè, insieme a molti altri preziosi codici (tra i quali il "Ritmo Pipiniano" o "Versus de Verona") anche la suddetta iconografia di Verona. Nel 974 ivi egli morì. Nel 1739 l'umanista Scipione Maffei ritrovò l'originale iconografia rateriana presso l'abbazia di Lobbes e dall'abate Teodolfo ne fece fare un'esatta copia ad inchiostro acquerellato su pergamena. Anche l'ecclesiastico veronese Giovanni Battista Biancolini, nel 1752 ottenne dall'abate Dubois una copia esatta di tale immagine. Nel 1793 la pergamena originale andò perduta nella devastazione che l'abbazia di Lobbes subì durante la rivoluzione francese. Per nostra fortuna, presso la biblioteca Capitolare di Verona, ci sono rimaste le due esatte copie di essa°. Il "Ritmo Pipiniano" (detto anche in alcuni codici "Versus de Verona" o "De laudibus Veronae", o ancora "Veronae rythmica descriptio" dal Simeoni nel 1920) è un ispirato carme veronese, di 33 terzine, che, sebbene anteriore di circa un secolo rispetto all'iconografia rateriana, riesce a farcela commentare in modo più informato. Il "Versus de Verona" è riportato e descritto da mons. Pighi Giovanni Battista (ibidem, p. 168).'4 Nelrimago urbis" rateriana (detta anche "Civitas Veronensis depicta") si ha una veduta aerea della città presa all'incirca dall'attuale piazza Cittadella - via Adigetto. Si possono identificare le due cinte murarie (quella di Gallieno e quella di 11 Mons. Pighi Giovanni Battista: "Cenni storici sulla Chiesa veronese", Verona, O. v. e., 1980, vol. I, p. 239. 12 Ibidem, p. 266. 13 Quella del Maffei, preceduta dal "Ritmo Pipiniano", è posta in calce al codice CXIV-106 della Capitolare; quella del Biancolini è nella sua opera: «Dei Vescovi e Governatori di Verona", Verona 175Z pagg. 54-55. 14 Si veda anche l'ultima autorevole edizione del quasi omonimo Píghi Giambattista, in "Versus de Verona. Versus de Mediolano Civitate". Bologna Zanichelli, 1960. Recentemente sembra che sia stato identificato in via Leoni, 19, nel luogo dell'antica chiesa di San Fermo al Ponte il lacerto di un antico affresco raffigurante tale iconografia della città, che sarebbe stato poi riprodotto nella pergamena rateriana (LA, 16-4-06). 35.
[Audio] Teodorico) con le quattro porte. Il fiume Adige - personificato quale antica divinità ("Athesis") - è attraversato dal ponte Pietra ("Pons marmoreus") che unisce la città all'acropoli. In basso risalta l'Arena ("Theatrum"), accanto all'"Horreum", a molti edifici pubblici (tra i quali forse l'acquedotto ed i porticati del foro) e a numerose chiese.'s In alto, sull'acropoli e sul sito del castrum, la chiesa di San Pietro domina sul teatro romano ("Arena minor") e sul "Palatium" dei duchi longobardi (forse l'attuale Corte del duca) verso il borgo Tascherio (attuale San Giovanni in Valle). L'antichissima immagine di Verona è incorniciata da alcuni distici, nei quali l'autore, esaltata la magnificenza dell'Arena e descritto il sito del castello, saluta infine con affetto la "sua" città: "Magna Verona vale, valeas per secula semper Et celebrent gentes nomen in orbe tuum!". BIBLIOGRAFIA sull'iconografia rateriana di Verona: Biancolini Giovanni Battista: "Dei Vescovi e Governatori di Verona", pagg. 54-55, Verona 1757; Cipolla Carlo: "L'antichissima Iconografia di Verona", in "Reale Accademia dei Lincei", Anno CCXCVITI, Roma 1901 (qui viene riprodotta ed analizzata per la prima volta la copia, più antica, del Maffei); Mons. Pighi Giovanni Battista: "Cenni storici sulla Chiesa veronese", O.v.e., Verona, 1980, vol. I, cap. XIII, pagg. 263 e segg. (l'originale fu pubblicato sul Bollettino Ecclesiastico Veronese, Verona 1914); Pighi Giambattista: "Verona nell'ottavo secolo. Testi raccolti ed illustrati. Verona, Valdonega, 1963" (contenente adeguata riproduzione); Barbieri Gino: "Il pensiero economico dall'Antichità al Risorgimento», Bari 1963, pagg. 229 e segg.; Mor Carlo Guido: "Raterio ed il clero veronese", in "Verona ed il suo territorio", vol. II, pag. 109; Cervato Dario: "Raterio di Verona e di Liegi: il terzo periodo del suo episcopato veronese, anni 961-968; scritti ed attività"; tesi di dottorato presso la Pont. Università Gregoriana, Roma 1983. Cervato Dario: "La Chiesa di Verona dalle origini al Mille", in "I Santi Fermo e Rustico, un culto e una chiesa in Verona", parrocchia di San Fermo Maggiore, Verona 2004, pagg. 75-7Z 15 Molte chiese erano state edificate un secolo prima - in epoca carolingia - dall'arcidiacono Pacifico, sorta di nostrano Alcuino. Per il loro numero e per la teoria dei santi posti a protezione delle sue mura, la nostra città nel "Versus de Verona" veniva paragonata alla Gerusalemme celeste, con riferimento ad "Apocalisse 21, 16". 36.
[Audio] INTRODUZIONE IL VIAGGIO PIÙ LUNGO Mons. Aleardo Rodella non ha mai amato il mese di agosto. Egli ha sempre prediletto le giornate di maggio e settembre, con la loro luminosità spirituale e serena: erano questi i mesi prescelti per i suoi viaggi di riposo e d'interesse culturale, nei paesi d'Europa. Agosto no! Con la sua luce piatta, afosa ed opaca, con le sue vampe che fiaccano il corpo ed ammorbano lo spirito, agosto per lui era solo il mese del caos e delle vacanze di massa. L'antipatia - ahimé - è stata crudamente ricambiata: proprio il mese di agosto infatti lo ha costretto al "viaggio più lungo": la sera del 25 agosto del 2004 - già molto affaticato da almeno un paio d'anni - il cuore di mons. Rodella ha infine cessato di battere. In questo insulso mese è dunque passata un po' inosservata la sua uscita di scena, o meglio - come diceva lui - il suo "passaggio a un'altra dimensione". Mons. Rodella non voleva essere personaggio, ma di fatto egli è stato una figura significativa nella Verona della seconda metà del Novecento. Molti veronesi lo hanno profondamente amato; ad altri invece - come già capitava al mese più feriale e ferale - egli risultava meno congeniale, forse per via della sua estrema schiettezza o per una sua presunta alterezza o ancora per via della "prepotenza" decisionista del suo carattere. Come succede spesso alle personalità forti, egli comunque non lasciava indifferenti. A dispetto di ciò, ancor oggi appare assai sottovalutata l'importanza del ruolo da lui svolto nella fondazione dell'Università di Verona. In varie occasioni, mons. Rodella ci aveva raccontato molti particolari sulla storia della nascita dell'Università di Verona, nella quale, senza false modestie, egli rivendicava d'aver avuto parte rilevante. Egli agì spesso "dietro le quinte", com'era suo stile. Pur ribadendo la coralità dell'impresa, egli sosteneva: "senza di me però, a Verona, in quegli anni non sarebbe sorta l'Università!". "Si tratta in fin dei conti" - egli diceva - "di un'opera che torna a gloria della Chiesa veronese". Il contesto di questi suoi racconti era dato dai frequenti ed informali colloqui svoltisi presso la sua abitazione (molte di queste "comunicazioni verbali di mons. Rodella" verranno riportate con la sigla "Rove"), ma anche da alcuni viaggi all'estero compiuti con lui, insieme al sottoscritto e all'amico dott. Gianni Masotto. L'amenità di questi viaggi costituisce, un ricordo prezioso. Nelle lunghe ore di viaggio in auto attraverso le Alpi Svizzere o sul lago di Zurigo, nelle campagne della Provenza o lungo la valle del Rodano, alla ricerca dei "luoghi" di Etienne Gilson - il filosofo cristiano prediletto da mons. Rodella - o nell'atmosfera conviviale di una buona tavola della Borgogna, mons. Rodella sapeva trarre dal suo tesoro "nova et vetera": 37.
[Audio] egli alternava allora il racconto della fondazione dell'Università di Verona a gustosi aneddoti della sua giovinezza; esprimeva arguti giudizi sull'attualità politica, ma anche preoccupate analisi sulla crisi postconciliare della Chiesa. La conversazione s'interrompeva poi, per far posto all'ascolto di qualche grande compositore della musica italiana del '700, a suo avviso troppo misconosciuto, e riprendeva - su nostra richiesta - con qualche succosa lezione di metafisica o di psicologia. Il contesto di tali conversazioni era del tutto informale; lo stile ed il tono erano però quelli del dotto umanista e del colto docente, per nulla "en retraite". L'ultima comparsa in pubblico di mons. Rodella risale alla serata del 29 settembre 2003, allorchè egli tenne la sua ultima conferenza nell'oratorio di San Michele Extra, suo paese natale, in occasione del bicentenario dell'edificazione di tale chiesa. Il tema della conferenza era «La storia di San Michele: dal monastero benedettino alla parrocchia operaia".'6 Nel corso di essa, mons. Rodella ricordò brevemente come nell'immediato dopoguerra proprio a San Michele - osservando come allora ai figli degli operai fosse di fatto impedito di laurearsi, per la lontananza da Verona delle sedi universitarie - nacque in lui l'idea di «portare l'Università a Verona" (si leggano, nella pagina d'inizio, le sue parole al riguardo). Parrocchiani e conoscenti, allievi e docenti universitari convenuti per l'occasione, quella sera ascoltarono con grande interesse e con affetto mons. Rodella, del quale s'intuiva, da qualche segno fisico, l'accostarsi ormai all'ora della vita "che volge il desio". Proprio quella sera, su suggerimento del dott. Luca Rodella, nacque l'idea di scrivere qualcosa sul ruolo assunto dallo zio, nella fondazione dell'Università veronese. Da un po' di tempo avevo cominciato a mettere per iscritto alcuni episodi significativi della sua biografia ed alcuni suoi insegnamenti. Poco dopo quella conferenza del settembre 2003, mons. Rodella iniziava a peggiorare progressivamente le proprie condizioni di salute e il suo ultimo anno di vita fu contrassegnato da un succedersi di ricadute che, tuttavia, fino alla fine non intaccarono affatto la sua lucidità. Quello fu per lui un periodo di spirituale "apparecchio alla morte" e di segreta ascèsi. 16 Esiste una videoregistrazione in DVD di tale conferenza, eseguita dal sig. Franco Composta, siglata come ROCJ. 38.
[Audio] LA DOCUMENTAZIONE SULLA FONDAZIONE UNIVERSITARIA VERONESE Nella primavera del 2004 iniziai a mostrare a mons. Rodella una prima bozza sulla storia della nascita dell'Università di Verona e, a giugno, una versione comprendente anche una raccolta di pagine de "L'Arena", riguardante i dibattiti politici del 1959 sulla istituzione dell'Università veronese. Egli mi parve felice allora del fatto che si cercasse di raccontare con maggior completezza la storia della nostra Università, pur sottolineando che si trattava di "materia delicata". Tenne a portata quella bozza, quasi come "livre de chevèt". Egli ricordava ancora come, già in passato, alcuni ex-studenti della "Libera Università di Verona" (i famosi "libretti blu") s'erano ripromessi di scrivere una compiuta storia sugli antefatti e gli albori dell'Università veronese. I 7 I125 agosto 2004 mons. Aleardo Rodella venne a mancare. Le sue esequie, celebrate dal Vescovo ausiliare mons. Andrea Veggio, furono onorate dal messaggio del Vescovo di Verona, S.E. mons. Flavio Carraro, in quel momento in viaggio in Palestina ed omaggiate dalla presenza del Rettore dell'Università di Verona prof. Mazzucco e da quella di altri insigni docenti dell'atenèo veronese. Il 27 settembre 2004, la figura di mons. Rodella venne commemorata nell'oratorio di San Michele, con un incontro intitolato "Gratitudine a mons. Rodella" '8, organizzato dal parroco di San Michele don Piergiorgio Mirandola e dalla fondazione diocesana "G. Toniolo". Alla relazione tenuta dal prof. Francesco Vecchiato (ordinario di Storia moderna presso la facoltà di Lingue dell'Università di Verona e figlio del prof. Lanfranco Vecchiato, amico di mons. Aleardo Rodella e fondatore della scuola L.A. Muratori) fece seguito quella del dott. Carlo Veronesi (noto imprenditore veronese, aderente all'U.C.I.D. diocesano, di cui mons. Rodella era stato per molti anni il consulente morale). A partire dall'ottobre 2004 s'iniziò a consultare l'inedita documentazione riguardante la storia della fondazione dell'Università veronese gelosamente conservata da mons. Rodella nel suo informale archivio (egli s'ispirò sempre al motto del suo amato cardinal Siri: "silentium et archivium"). Questi documenti dell'"Archivio Rodella" nel nostro testo saranno citati con la sigla "Rodo". La documentazione dei "Rodo" è stata ordinata dal dott. Luca Rodella. Egli ha riordinato anche il materiale 17 Vedasi ne: "L'Arena" del 21-3-'81. 18 Documentato anch'esso da una videoregistrazione in DVD effettuata dal sig. Composta e siglata come ROC2 39.
[Audio] fotografico ed ha curato un elenco degli scritti di mons. Aleardo Rodella (dispense, pubblicazioni, appunti, ecc.). Il dott. Gianni Masotto nel frattempo iniziava ad analizzare e a catalogare gli amati libri della sua ricca biblioteca, testimoni del suo lungo iter culturale: sarebbe auspicabile una catalogazione più sistematica dell'Archivio Rodella", comprendente anche un inventario ragionato della biblioteca. Nel corso del quadriennio 2005/2008, il testo iniziale è stato più volte rimaneggiato, integrato, ampliato e riordinato sulla base dell'esatta cronologia di molti avvenimenti, che in precedenza mons. Rodella ci aveva raccontato, senza però fornircene in molti casi l'esatta datazione. Solo un lungo ed approfondito esame della documentazione complessiva ha permesso di realizzare un'attendibile ricostruzione dei fatti. Tutta la documentazione "Rodo" meriterebbe comunque una valutazione critica ancor più completa ed approfondita, da parte di qualche esperto delle scienze storiche. Nell'assetto redazionale definitivo ha dato un significativo contributo anche l'amico dott. Corrado Regnoto. Per la corretta ricostruzione cronologica degli avvenimenti, oltre ai "Rodo", sono state utilizzate diverse altre fonti. Dal 1946 al 1950, Aleardo Rodella intervenne regolarmente sulle colonne del settimanale diocesano "Verona Fedele", a firma propria o sotto lo pseudonimo "La sentinella". Alcuni di questi articoli di Rodella pubblicati su "Verona Fedele" vengono richiamati nel nostro lavoro e sono indicati con la sigla "VF". Essi sanno trasmettere non solo il clima psicologico e spirituale del dopoguerra, ma anche alcune delle motivazioni da cui sarebbe derivato nell'animo di don Rodella il proposito di "portare l'Università a Verona". Nel lungo periodo che va dall'autunno 1950 alla fine del 1968, s'è dimostrato d'una certa utilità il Registro delle messe di don Rodella ("R.M.") dal quale figurano i luoghi in cui don Rodella quotidianamente officiava la Santa Messa e dunque anche molti dei suoi spostamenti fuori Verona. Esso ci ha consentito di stabilire in qualche caso la ricostruzione cronologica di certi interventi di don Rodella nella vicenda universitaria. Per lo studio del quinquennio 1946-'51, s'è rivelata d'una certa utilità anche la consultazione dei discorsi tenuti dall'allora ministro della Pubblica Istruzione on. Guido Gonella.'9 Una fonte preziosa per l'accurata ricostruzione di alcuni antefatti dell'Università dall'ottobre del 1948 al giugno del 1956 è data dalla serie completa dei fascicoli 19 In "G. Gonella: Cinque anni al ministero della P.I.", ed. Giuffrè 1981, curata dal veronese prof. Guiscardo Moschetti e siglata nel nostro testo con l'abbreviazione "Gopi". 40.
[Audio] della rivista "Nova historia" (siglata come "N.H."), che a partire dal novembre del 1949 divenne l'organo ufficiale della Scuola Muratori. I dati di tale fonte sono stati integrati con quelli desunti da due pubblicazioni del prof. Lanfranco Vecchiato: si tratta dell' introduzione agli "Indici di Nova historia", curata da Lanfranco Vecchiato, Grafiche Zendrini, Verona 1980 (siglata nel nostro testo come "Vein") e, ancor più, della pubblicazione di Lanfranco Vecchiato intitolata: "I cattolici e l'Università di Verona", Grafiche Ariani 1997 (siglata come "Veca"). La fonte "N.H." tuttavia tace dal giugno 1956 al gennaio 1959 per riprendere poi, a mio avviso però con minor importanza documentaria, dal gennaio 1959 al dicembre 1962. Questo periodo, quello cioè del cruciale triennio precedente l'istituzione della "libera Università di Verona" finora scarsamente documentato è ora indagabile proprio attraverso i "Rodo", fino ad oggi inediti. Ulteriori riscontri per questo periodo, come pure per quello del successivo quadriennio, si potrebbero trovare - a mio avviso - dalla sistematica consultazione del quotidiano cattolico "Corriere del mattino (CM) diretto da Piero Gonella, col quale don Rodella era in stretto contatto, dato anche il suo pregresso incarico di "Segretario della stampa diocesana" negli anni 1949-'50. Il 1959, l'anno che vide svolgersi i pubblici dibattiti consiliari e l'approvazione della "Libera Università di Verona", è ben documentato da molte pagine de "L'Arena" di Verona (siglate come "LA") oltre che dalla documentazione fornita dal Comune, dalla Provincia e dalla Camera di Commercio di Verona (che perciò sentitamente ringraziamo). Ci spiace tuttavia di non esser riusciti a reperire la copia stenografica dei dibattiti consiliari! Anche per questo periodo tuttavia, molti retroscena meno noti sono ancor una volta indagabili proprio attraverso i "Rodo". I documenti dell'Archivio Rodella ("Rodo") offrono informazioni particolareggiate anche su molti avvenimenti successivi, specialmente fino al 1963. Alcuni "Rodo" riguardano però anche il periodo successivo: essi costituiscono dunque, a nostro avviso, la documentazione complessivamente più interessante. Molte altre pubblicazioni, citate in bibliografia, ci hanno consentito di metter maggiormente a fuoco la personalità dei maggiori protagonisti di quell'opera corale che fu la fondazione dell'ateneo veronese. Tra le tante, prezioso, pur nella sua irregolarità e nella sua inevitabile incompletezza, è stato il "Dizionario biografico dei veronesi - secolo XX", a cura di G.F. Viviani, Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona, ed. Fondazione Cassa di Risparmio di VR, VI, BL e AN, Verona 2006 (siglato come "DBV"). Di esso ci siamo ampiamente serviti nella ricostruzione biografica di alcuni dei protagonisti dell'impresa universitaria veronese, come si può vedere nella seconda parte di questo lavoro. 41.
[Audio] Dall'esame dei preparativi per la fondazione dell'Università veronese è emerso anche, almeno in parte, il clima sociale, culturale, politico e religioso degli anni '50, sia a livello cittadino che a livello nazionale. Per quanto riguarda l'ambito nazionale, si può notare, ad esempio, come nel luglio del 1951 la mancata approvazione parlamentare dell'imponente ed organico progetto di riforma scolastica, redatto dall'allora ministro della P.I. on. Guido Gonella, abbia avuto conseguenze deleterie sul sistema scolastico italiano per tutto il successivo cinquantennio 20. Così pure, per quanto concerne l'ambito cittadino, ci si può entusiasmare o scandalizzare per l'estremo grado di collaborazione o "complicità" che negli anni '50 esisteva tra ceto imprenditoriale, classe politica veronese e clero diocesano. È un fatto tuttavia, che spesso solo grazie ad esso Verona ha potuto realizzare - quasi sempre contro gli ostacoli posti dal centralismo romano o veneziano - non solo le sue scuole, i suoi teatri o i suoi ospedali, ma anche una Z.A.I. ed un'Università. 20 Vedasi al proposito, ad esempio, le relazioni del prof. Gaburro e del prof. Bertagna al convegno: "G. Gonella e la riforma del sistema scolastico', svoltasi al polo Zanotto di Verona il 3 e 4 febbraio 2006, pubblicate in: "Guido Gonella, tra Governo, Parlamento e Partito" AA.VV. - Istituto L. Sturzo - ed. Rubettino, 2007, torno II. 42.
[Audio] MONS. A. RODELLA IMPORTANTE PROTAGONISTA DELLA "BATTAGLIA PER L'UNIVERSITÀ DI VERONA" L'Università veronese - come mons. Rodella affermò nel 1984, in occasione del 25° anniversario della sua fondazione (vedasi: Rodo, 10-11-84) - nacque da un'intuizione ("l'intuizione di un bisogno e la consapevolezza che i tempi erano maturi per Verona") e dall'assunzione di un rischio (calcolato, ma pur sempre esistente). Intuizione personale e rischio sono gli ingredienti necessari in ogni vera impresa umana: sia essa la creazione di un'azienda o la fondazione ex novo di un ateneo2'. Questo fotomontaggio illustra le fasi potenziale (1) e conclusiva (2) di ogni impresa. (1) a sinistra: S. Giorgio è colto dal Pisanello nel preciso istante in cui, intuita la propria missione ed assunta la risoluzione di attuarla, conscio dei rischi che lo attendono, lascia coraggiosamente ogni indugio e sale spedito a cavallo. L'interpretazione pisanelliana dell'impresa cavalleresca è originale, dato che essa si sofferma non tanto sulla fase attuativa (l'uccisione del drago, che è la scena più comunemente rappresentata) - quanto sul dinamismo di quella potenziale o intenzionale. (2) a destra: Cangrande - principe e "miles" emulo di San Giorgio - è radioso in sella, la lama sguainata al cielo: "il successo arride agli audaci!". Come ogni vera impresa, anche quella della fondazione universitaria veronese nacque dall'intuizione e dal coraggio. 21 Vedasi di A. Rodella: "Presupposti per una teologia dell'impresa", in «Per una teologia dell'impresa: la visione cristiana della creatività imprenditoriale", Grafiche Fiorini, 1982, pagg. 1516. 43.
[Audio] L'istituzione dell'Università a Verona fu il risultato di un'opera corale, realizzata nell'ambito della cultura cattolica cittadina. Dei suoi vari protagonisti (e specialmente dell'on. Guido Gonella, che ne fu il principale referente e promotore) si parlerà nella seconda parte di questo lavoro. Qui vogliamo solo accennare a quello che, a nostro avviso, ne è stato il maggior artefice: don Aleardo Rodella. Don Rodella, infatti - come si vedrà nelle pagine seguenti - non fu solo un'ideato-re dell'Università veronese, ma anche un militante stratega della sua realizzazione. Egli fu il principale trait d'union tra l'ex ministro della P.I. on. Guido Gonella (che, con la sua riforma scolastica, ispirò la nascita di nuove libere Università e che poi "per l'istituzione dell'Università di Verona si adoperò in ogni modo ed occasione" - Rove), la Scuola Muratori (della quale egli fece parte dal 1953 come membro, dal 1955 come direttore della Scuola di Servizio Sociale, dal 1956 come uno dei fondatori dell'Istituto Muratori e dal 1957 come direttore della Scuola di Commercio Estero), l'U.C.I.D. ("Unione cristiana degli imprenditori e dirigenti", di cui egli fu per un trentennio "consulente morale" per il Triveneto) e le autorità cittadine (delle quali fu amico e talora "esuberante" consigliere). Don Rodella fu direttore tecnico del gioco vincente, dato che per primo - seguendo il consiglio dell'illustre prof. Ernesto Pontieri, amico di Gonella - fin dalla primavera del 1957 puntò alla realizzazione di Economia e Commercio, quale prima facoltà veronese. Egli fu regista "dietro le quinte", ma anche - quando serviva - efficace attaccante: con molti calci andati a segno e qualcuno, a suo dire, tirato "agli stinchi degli avversari". Fu efficace difensore della facoltà veronese contro gli ostracismi veneziani, milanesi, romani ed anche veronesi. Fu grande tessitore dell'alleanza strategica con Padova, che avrebbe salvato la facoltà di Economia ed avrebbe consentito lo sviluppo a Verona di altre importanti facoltà. Fu animatore dei primi studenti iscritti: i "libretti blu". Per diciassette anni (dal 1961 al 1978) egli diresse la "Scuola" ed il "Centro di orientamento scolastico-professionale": strutture qualificanti la neonata Università veronese ed allora del tutto pionieristiche. Dopo l'istituzione di Economia, infine, egli fu ignoto ed efficace promotore di alcune fra le più importanti facoltà universitarie veronesi. La figura di don Rodella resterà dunque indelebilmente legata alla storia dell'Università di Verona. Il suo ricordo, insieme a quello degli altri protagonisti dell'impresa universitaria veronese, va adeguatamente tramandato alle nuove generazioni di studenti della nostra Università. La memoria infatti - come insegna Henri Bergson, "genio filosofico" prediletto da don Rodella - è la nostra perla più preziosa: essa è sedimento della nostra esperienza, testamento della nostra coscienza, documento della nostra spiritualità, 44.
[Audio] fondamento della nostra libertà e del nostro futuro, cuore della nostra stessa anima eterna. Le tematiche della coscienza, della libertà e dell'eternità dell'anima umana rappresentarono sempre l'intimo trait d'union tra il pensiero dell'on. Guido Gonella, di mons. Giuseppe Zamboni ("maître à penser" di Gonella) e di don Rodella (allievo di entrambi). Il prof. Giovanni Ambrosetti individuò infatti il nucleo del pensiero di Gonella nella sua seguente affermazione: "la persona umana, prima che alla società, appartiene al suo destino eterno"22. Si tratta in fin dei conti del «gran problema dell'anima"23 il problema che in ogni epoca ha interessato tutte le grandi anime, incluse quelle - amiche - di Dante e Cangrande, le più grandi forse, che abbiano percorso le strade di Verona." Una città senza memoria rischia di perdere, insieme alla propria identità, anche la sua stessa anima: rischia di esaurire lo slancio vitale che la proietta al futuro. Verona però finora non ha mai scordato le cose davvero importanti! Ascoltiamo dunque ancora una volta il racconto di don Rodella. Immaginiamo di passeggiare nuovamente con lui per le antiche strade della nostra città, soffermandoci tra i monumenti coevi all'antica Università scaligera e di seguirlo poí nel viaggio della memoria: quasi a bordo d'un mezzo silenzioso e veloce, che corra per le strade d'Europa. In una giornata luminosa, ci farà da sfondo un cangiante ed ampio panorama. Da Verona si giungerà forse ad Avignone, a Vézèlay - la "colline éterndle" - e a Parigi, per rientrar a casa poi dalla "gemella" Monaco o dalla mistica Einsiedeln. Durante il viaggio, tra i ricordi di don Rodella, ci verrà narrata ancora una volta l'istruttiva storia della nascita e dello sviluppo della nostra Università. Si tornerà a Verona con la solita sensazione: quella di esserci allontanati dalla nostra città solo per meglio avvertirne, al rientro, l'antico fascino. Si tornerà orgogliosi d'averla ritrovata colta, oltre che ricca - grazie alla sua Università - non meno delle più belle città d'Europa. 22 AMgo, p. 12 e 18. 23 Ibidem. 24 Per la gerarchia delle anime umane in Dante si veda la voce "Anima" nell'"Enciclopedia dantesca" della biblioteca Treccani, ed. 2005; per la "grandezza d'animo" che Dante riconobbe sempre a Cangrande vedasi alla voce "Magnificenza" della citata "Enciclopedia dantesca"; per il problema del destino eterno dell'anima umana nel sommo vate, si veda: "L'immortalità dell'anima", in "B. Nardi: Dante e la cultura medievale», Laterza 1983; a proposito della sincera preoccupazione dello scomunicato Cangrande per il destino della propria anima, si pensi alla richiesta di perpetuo suffragio che egli rivolse ai Servi di Maria — da lui stesso voluti e difesi a Verona e a Vicenza — come pure alla dedica del "Paradiso" che Dante fece al Signore di Verona, quasi a compenso di quello negatogli allora dal papa. 45.
[Audio] DON RODELLA: LA CULTURA, I GIOVANI E LA CROCE Queste tre "passioni" di don Rodella - le stesse che ispirarono la missione del veronese don Gaspare Bertoni, suo modello sacerdotale - vengono rappresentate simbolicamente dagli elementi di questa immagine: 46.