[Audio] La medicina psicosomatica Clinica, terapia e prevenzione.
[Audio] La Medicina Psicosomatica è lo studio delle reciproche interferenze tra vita emotiva e fisiopatologia umana, non va intesa come una specializzazione a se stante, bensì un modo di esercitare la medicina. Parlando di Medicina Psicosomatica non si vuole correggere l'errore dell'organicismo esasperato con l'altro errore di psicologizzare la medicina. La Medicina Psicosomatica non è ai margini delle singole specializzazioni della medicina ma le permea tutte: le interferenze dello psichico sul somatico (e viceversa) sono tali e tante da influire in modo significativo a tutti i livelli dell'arte medica, dalla prevenzione, alla terapia e alla riabilitazione..
[Audio] Le ragioni del malessere e del benessere quotidiano si trovano nella storia di ogni individuo: qualsiasi evento della vita può essere interpretato come l'epilogo della storia individuale, familiare e sociale. La medicina psicosomatica compendia questa esigenza di comprensione globale della persona considerandone sia gli aspetti "psichici" che "somatici"; non si tratta quindi di una particolare specializzazione nell'ambito della medicina ma semplicemente di una modalità di approccio. Questa visione appare di fondamentale importanza perché esclude ogni forma di «riduzionismo», qualsiasi evento viene considerato come la convergenza di più fattori, secondo un modello «bio-psico-sociale». La presa in carico di un individuo deve essere completa e riguardare ogni aspetto della vita..
[Audio] Nel numero speciale di Medicina Psicosomatica (Volume 42, 1997, numero 3) dedicato al «Consensus Statement» su «Medicina Psicosomatica e formazione psicologica del Medico» – cui ho partecipato come membro della Società Italiana di Medicina Psicosomatica - si definiva la Medicina Psicosomatica come una corrente di pensiero che ha l'obiettivo di: riumanizzare il rapporto medico-paziente recuperare lo stile di vita di un'arte sanitaria centrata più sul malato che sulla malattia restituire la giusta e opportuna dignità sia a chi soffre sia a chi cura integrare, tra i fattori di rischio delle malattie fisiche, le variabili di personalità, gli stili di vita, i modelli comportamentali, le relazioni interpersonali..
[Audio] Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) dell'American Psychiatric Association rappresenta una svolta nella storia della psichiatria segnando il passaggio dal sistema categoriale ad un approccio clinico che include l'aspetto psicopatologico dimensionale, centrando l'attenzione sulla persona e sui suoi vissuti; allo stesso tempo diviene centrale la lettura dei sintomi operata dal clinico. Dalla lettura dei sintomi si arriva alla diagnosi e alla pianificazione del trattamento in un'ottica integrata – psicosomatica - che presuppone la collaborazione e l'interfaccia con più aree specialistiche, dando particolare rilievo alla diagnosi differenziale. Il DSM-5 rivisitato nella versione TR in un'ottica di integrazione con l'ICD-11 dell'OMS mira a dare una visione complessiva del paziente concentrando l'attenzione sull'aspetto clinico, nella cui valutazione occorre considerare la presenza di un disturbo, il substrato di personalità sottostante, nonché la comorbidità organica, secondo una visione olistica o psicosomatica: una visione d'insieme, fondamentale per la comprensione di quanto accade nella pratica clinica, ben distante da modelli teorici precostituiti..
[Audio] Con l'ICD-11 e lo sviluppo del CDDR (Descrizioni cliniche e requisiti diagnostici per i disturbi mentali, comportamentali e del neurosviluppo dell'ICD-11) appare confermato tale orientamento con l'apporto di modifiche di particolare rilievo clinico e con importanti risvolti terapeutici. L'approccio clinico ai disturbi mentali comprende l'inclusione di dimensioni trasversali in un approccio categoriale: in un sistema strettamente categoriale il clinico stabilisce solo se una persona ha un disturbo mentale o meno. Le dimensioni completano, ma non sostituiscono, le categorie. Un sistema categoriale eccessivamente rigido non coglie l'esperienza clinica o importanti osservazioni scientifiche. Le categorie sono molto ristrette, come dimostra l'esteso ricorso alla diagnosi «non altrimenti specificato»..